La Riforma ARUAP, Forza Italia e Donna Tiziana
Nelle scorse settimane, il dibattito politico in Abruzzo si è infiammato attorno alla proposta di riforma che prevede la fusione dell’ARAP con il Consorzio Industriale Chieti-Pescara per la creazione della nuova Agenzia Regionale Unica delle Attività Produttive (ARUAP)che, almeno sulla carta, dovrebbe razionalizzare le strutture esistenti, ma che in realtà rischia di trasformarsi in un’operazione poco trasparente, con un’accentuata concentrazione di potere nelle mani della Giunta Regionale.
Il nodo più controverso della riforma riguarda proprio le modalità di governance del nuovo ente: se il testo venisse approvato così come proposto e fortemente voluto da Tiziana Magnacca, la Giunta avrebbe il potere di nominare direttamente il consiglio di amministrazione, esautorando di fatto il Consiglio Regionale, a cui lo statuto vigente attribuisce questa prerogativa. Un dettaglio tutt’altro che secondario, che ha già sollevato dubbi e polemiche su un possibile accentramento di potere, con il rischio che il nuovo organismo si trasformi nell’ennesimo poltronificio, con incarichi assegnati più per logiche politiche che per reale competenza.
La nascita dell’ARUAP è stata presentata come una scelta strategica e funzionale e allora sorge spontanea una domanda: come si concilia questa posizione con le battaglie condotte dalla stessa Tiziana Magnacca su altre vicende, come quella dell'Azienda Speciale Consortile C.I.V.E.T.A.? Se ieri si gridava allo scandalo, come si può oggi promuovere un’operazione di questo tipo senza passare per incoerenti? La coerenza, in politica, dovrebbe essere un valore imprescindibile, eppure troppo spesso viene sacrificata sull’altare delle convenienze di partito.
L’operazione, però, è stata bocciata ieri pomeriggio in una riunione di maggioranza, con il disegno di legge che è stato ufficialmente respinto. Forza Italia ha ribadito la sua forte contrarietà alla riforma, infliggendo una sonora sconfitta a Tiziana Magnacca, che si è vista smentita dalla sua stessa coalizione. Un risultato che certifica, senza ombra di dubbio, come la Regione non sia il Comune di San Salvo: i consiglieri regionali non sono yes man!
La riforma dell’ARUAP, dunque, merita di essere seguita con grande attenzione, non solo per il suo impatto sul tessuto economico e industriale abruzzese, ma anche per le implicazioni politiche che ne derivano. Il rischio che si profili una gestione opaca e disequilibrata è concreto, soprattutto in una fase in cui la trasparenza amministrativa dovrebbe essere una priorità assoluta. Il dibattito è aperto, ma una è certo che l’Abruzzo non possa permettersi l’ennesima riforma costruita a uso e consumo di pochi, a discapito dell’interesse collettivo.