Za ripéte ogn’ anne la tradiziòne, na catàste di tecchie bbell’ e preparàte, arrìve lu predd pe la benediziòne, benzìne , zulfanéll, s’è ppicciàte! È una strofa della canzone “Lu fòche de San Tumàss” .
Rosario Tomeo, salvanese, ha raggiunto la casa del Padre diversi anni fa. Il suo ricordo resterà per sempre vivo nel cuore dei Salvanesi. Era conosciuto oltre che per la sua bravura sopraffina anche per la sua prodigiosa memoria. Conosceva, infatti, il numero di targa dei veicoli, i nomi e il giorno di nascita
Nei tempi passati, il primo e due novembre erano giorni sacri in cui tutte le persone andavano a far visita ai propri cari defunti. Com’è potuto accadere che una festa di origine celtica come Hallowenprendesse il sopravvento sulla festa di Tutti i Santi
Umberto Di Biase sarà ricordato dalla comunità salvanese per il suo amore immenso per il mare. In quel meraviglioso ambiente si trovava meglio di un pesce.
Fioravante D’Acciaro, figlio di genitori salvanesi, ha tagliato il traguardo degli 86 anni, ma le sue condizioni fisiche sono abbastanza buone. Da piccolo, dopo aver compiuto sei anni, frequentò le scuole elementari, ma ad una certa ora del pomeriggio si recava dal calzolaio per imparare a risuolare le scarpe.
Al calar della sera, la porta principale del nostro borgo antico veniva chiusa con una grossa catena di ferro. Tuttavia, i briganti e i malfattori riuscivano ugualmente a penetrare all’interno della cerchia muraria. S’infilavano attraverso un passaggio segreto (acquedotto romano?) e carponi s’introducevano nel borgo.
Ci vorrebbe un libro per descrivere la vita tormentata del bizzarro ciclista molisano Cesare Irace (Pracendène). Cesare, alla soglia degli 80 anni, abita ancora nella periferia di Monterero di Bisaccia con sua moglie. Da bambino, in pochi anni, perse sei fratelli, uno dopo l’altro. A soli sette anni gli fu affidato dal padre una piccola mandria di buoi.
Raffaele Paganelli, salvanese, figlio di umili contadini, frequentava nel 1945 la prima elementare. Nnon aveva nemmeno la cartella scolastica, bensì una cassetta porta munizioni della seconda guerra mondiale in cui conservava tutto l’occorrente. Ogni volta che arrivava dentro l’aula, i compagni di scuola